venerdì 6 gennaio 2012

Mt 2,1-12: Il Buon Pastore

Dal Vangelo secondo Matteo

Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”».
Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo».
Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.


I  magi rappresentano i popoli gentili che adorano il Cristo Signore. E' la prima adorazione del Signore, prima che incominci l'opera vera e propria di Cristo. Cristo predicherà, sarà crocefisso, resusciterà ed infine manderà lo Spirito affinché anche i pagani partecipino delle grazie della Croce. Ma prima di tutto ciò c'è questo. I gentili -dopo i pastori, rappresentati Israele- sono attirati per portare i loro omaggi al nuovo re: i Magi vengono da lontano, Erode e gli scribi non sono nemmeno convocati. I Magi sono astronomi, scienziati, forse maghi; sicuramente sono sapienti, dotti secondo la sapienza pagana. La sapienza pagana dunque contiene semi di verità e può arrivare a Dio ma essa non basta, i Magi devono chiedere a Israele (gli scribi e i sacerdoti) precisazioni ulteriori. Israele ha la sapienza dei testi sacri ma non la sfrutta, i pagani ne hanno poca ma si ingegnano. Il Messia di Malachia è Capo e Pastore. Capo perché è il Re che i pagani cercano, Pastore perché è Lui stesso che li guida verso di Sé. Le indicazioni in  loro possesso sono veritiere, i Magi sanno che troveranno un bambino, che questi sarà re e addirittura che sarà Dio. I Magi vengono ad adorare un uomo e perfino Erode si associa all'adorazione. Per un ebreo l'adorazione di un uomo è cosa abominevole, Erode ignora la bestemmia per calcolo politico.I Magi portano oro al Re appena nato, incenso al Dio e mirra al Messia.

I tre Magi oggi sono i tre popoli che ancora non sono cristiani: il popolo arabo, indiano e i popoli orientali. Essi cercano un Dio che sia anche un Re che li porti alla vittoria. Cercano un bambino, una cosa semplice e piccola, che rappresenta un'idea semplice che stia alla base della loro sapienza.
Hanno una sapienza profonda, ma gli manca la rivelazione ebraica che gli riveli che il Re è anche un Pastore, vale a dire un custode di pecore, animali miti ed indifesi. L'ideologia che cercano deve raggiungere la potenza attraverso la mitezza. I Magi lo capiscono e all'incontro con il Re piegano umilmente il ginocchio alla debolezza del bambino. Questi popoli devono esaminare la cultura ebraica (perché  i testi sacri altrui possono essere esaminati senza colpa solo come cultura) ma non devono fermarsi in questa cultura: accresciuto il loro sapere devono continuare la ricerca. Una certa intesa tra gentili e giudei è quindi necessaria, ma il fine dell'ebraismo è la soppressione del cristianesimo allora come oggi, ed è necessario che i cristiani preghino per i gentili affinché non "ritornino da Erode" ma diano ascolto a nuove rivelazioni. La stella che i Magi rappresenta e porta a Cristo, la stella che sorge da Giacobbe. Dunque il simbolo conduce al significato. Maria è presente con Gesù, ciò vuol dire che ella Lo sostiene nel compito di attirare i gentili alla fede.
Cristo non fa niente, attira i Magi con la sua presenza. Qui non c'è parola di Dio e questo illumina profondamente le modalità di conversione dei gentili. La prima conversione del vangelo, che è una "prostrazione", non avviene attraverso la parola ma la presenza e ciò ribadisce ulteriormente il primato della Presenza reale rispetto al Vangelo scritto. La sostanza è superiore all'accidente e Dio è superiore a quello che dice. L'Eucarestia attira i popoli al Vangelo e non il contrario; la parola di Dio, il messaggio di non tornare da Erode, viene dopo la conversione e l'adorazione. Anche successivamente, quando Gesù dice agli Apostoli di predicare ad ogni creatura, gli Apostoli sono a Mensa; anche i discepoli di Emmaus capiscono dopo la predicazione di Cristo,  quando Questi spezza il pane. Le Scritture aprono il cuore e la mente, ma è la Presenza che converte.
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mercoledì 4 gennaio 2012

Gv 1,35-42: La nascita di Pietro

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù.
Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa maestro –, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.
Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.


L'Eucarestia è il corpo e il sangue di Cristo, il corpo e il sangue di Dio. E' il Dio fatto carne che assume le sembianze del pane e del vino per potersi donare a tutti. Il corpo e il sangue di Dio non mutano solo la forma (trasformazione) né mutano solo la materia di cui sono composti (smaterializzazione) ma entrambe; avviene la sostituzione di una sostanza (il pane e il vino) con un'altra sostanza (il corpo divino) mantenendo l'aspetto esteriore della prima. 
Tutto nella Chiesa è organizzato attorno all'Eucarestia. Il clero esiste perché l'Eucarestia è un sacrificio da compiere ed essendo la vittima sacra solo chi è autorizzato da Dio può compiere il rito. L'Eucarestia è la causa e il sacramento dell'Ordine l'effetto. 
Gli altri sacramenti tendono all'Eucarestia come al loro fine naturale. Il Battesimo, la Riconciliazione e l'Unzione dei malati servono a purificare il credente in vista della ricezione del più santo Mistero; la Cresima dona la forma dell'apostolato il quale ha come oggetto il sacrificio di Cristo, gli Apostoli dopo la Pentecoste erano assidui nella preghiera e nello spezzare il pane. Anche il Matrimonio ha come fine l'Eucarestia  (e non il sacramento dell'Ordine).  Esso è ordinato alla santificazione degli uomini e delle donne  e alla loro unione in un'unica vita, esso si modella sull'unione tra il corpo di Cristo e il corpo del credente nell'assunzione del sacramento. L'Eucarestia è Dio: il Dio presente nella Chiesa allo stesso identico modo in cui è presente qualsiasi credente.


E' il motivo per cui esistono le tradizioni. Perché le parole e le vite dei Padri e dei Santi sono normative? Come è possibile che oltre alla Scrittura esista un'altra parola su cui ci si regoli? Come è possibile che oltre alla vita di Cristo altre vite  siano dei modelli validi a cui gli uomini possano conformarsi? Il motivo è che quegli uomini erano uniti in fusione al Cristo: essendosi nutriti dell'Eucarestia ne hanno assunto la forma. Sono uomini la cui forma ha assimilato quella di Cristo e questa ha donato la sua caratteristica  di essere Verità, origine di ogni norma. Le tradizioni hanno la loro origine nell'Eucarestia. Il credente si è detto assimila la forma del Cristo. Cristo significa unto, cioè consacrato. Il consacrato è colui che appartiene a Dio e le prime consacrazioni sono quelle delle vittime degli olocausti. Il Cristo dunque è l'Agnello, il consacrato al sacrificio. Ma è anche il Rabbì, il maestro, colui che insegna la verità. E Gesù non è solo un maestro, ma è la Verità. Il Battista indica ai discepoli l'Agnello e questi lo riconoscono come Maestro. Dopo il colloquio lo presentano come il Cristo, il consacrato predestinato a cambiare gli eventi. Simone crede ad Andrea e insieme si reca da Gesù, il quale gli cambia nome in Pietro. E' tutta la genesi della Chiesa a partire dall'Eucarestia. La giustizia precristiana -Giovanni- riconosce il sacrificio vero -l'Agnello- e lo indica ai suoi discepoli. Questi vanno all'Eucarestia e si fermano da lei alle quattro, numero che indica le realtà terrene di cui si occupa questa giustizia e vi rimangono tutto il giorno, vale a dire fino al compimento -attraverso il dovere- di questa stessa giustizia. Essi cercavano un maestro (rabbì), vale a dire un modello di vita e trovano ciò che è destinato da Dio alla salvezza di tutti -il Messia-. Avviene una cernita: solo uno resiste tutto il giorno: Andrea il cui nome significa appunto "valoroso". 

Va quindi da Simone, il cui nome significa "colui che ascolta e ubbidisce a Dio" e che rappresenta le virtù nate dall'ascolto del maestro, e con lui ritorna al Cristo.  
In virtù della consacrazione eucaristica che è anche la consacrazione messianica  l'Eucarestia cambia nome a Simone e lo rende Pietro, cioè la Chiesa. La Chiesa nasce dalla prova dell'Eucarestia, l'uomo giusto diventa cristiano se si avvicina al Sacramento misterioso. Ma come è possibile che un non cristiano o un non cattolico possa avvicinarsi al sacramento prima del battesimo? Possono i non cattolici comunicarsi? No in generale, ma possono avvicinarsi all'Eucarestia attraverso l'adorazione eucaristica. Per questo Gesù dice "venite e vedrete" perché l'agnello non va mangiato, ma visto, contemplato nell'adorazione. L'adorazione eucaristica è lo strumento di conversione più potente che esista perché è Dio, senza mediazioni. Mentre l'uomo guarda Cristo Egli guarda il discepolo  ("Fissando lo sguardo su di lui") e lo trasforma in Chiesa. 
Altri sensi - Andrea che rappresenta il popolo ebraico e il suo compagno i pagani; Andrea che rappresenta la Chiesa Ortodossa, di cui Andrea è Patrono; Giovanni come il sacerdote cattolico che addita ai fedeli il sacramento; la formazione del clero- non mutano il significato fondamentale che è quello della chiamata universale di tutti alla fede attraverso l'adorazione di Dio nell'Eucarestia.
    
Un senso però va sottolineato. Pietro è il primo Papa e rappresenta tutti i Papi. Qui è evidente come la figura del Papa nasca direttamente dall'Eucarestia  e come questa lo crei. Simone è Pietro perché è il primo uomo di fede -cioè che crede a Cristo senza averlo visto-  conosciuto dall'Agnello, e per questo motivo è il primo. Andrea e il suo compagno passano tutto il giorno con l'Agnello, ma Questo parla e gli altri ascoltano.  Pietro crede senza vedere e per questo è da Gesù premiato con il primato su Andrea e su tutti gli altri.
L'Eucarestia crea il clero perché necessario al sacrificio e crea il Papa da un privilegio accordato al pescatore di Galilea. In questo senso il Papa è la più antica tradizione perché Pietro fu il primo uomo con cui l'agnello entrò in comunione di fede, il primo uomo plasmato dallo sguardo di Dio.    





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sabato 31 dicembre 2011

Gv 1,1-18: Sacerdozio ed eucarestia

Dal Vangelo secondo Giovanni

In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.
Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
Giovanni gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi:
Colui che viene dopo di me
è avanti a me,
perché era prima di me».
Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato.



L'Eucarestia è il sacramento in assoluto più importante perché Dio è presente concretamente in mezzo al suo popolo. Non un'orma, un segno o una presenza; non un rimando qualsiasi mala vera presenza reale di Dio su questa terra. Presenza reale e continua. L'Eucarestia dopo l'assunzione penetra nel corpo del fedele e lo trasforma da subito. L'essere del fedele è divinizzato (fin dove il suo stato di grazia lo permette) e una particella del suo corpo piena di Sangue di Cristo vale più dell'intero universo. 
L'Eucarestia e il sacerdozio stanno tra loro come causa ed effetto. Il sacerdote esiste per il sacrificio, il solo che può compierlo in maniera legittima davanti all'altare. Il sacrificio è il motivo più importante per giudicare i cristiani: il giudizio è tra coloro che ci credono e coloro che non ci credono. Da qui il rapporto tra le chiese. La validità del sacramento dell'Eucarestia è il criterio primo con cui si giudica l'ortodossia di una chiesa poiché in esso confluiscono tutti i dogmi della Trinità, dell'Incarnazione e della Chiesa. Anche il movimento ecumenico deve essere impostato con questa precedenza. L'unione deve essere sollecitata prima con le chiese che riconoscono questo sacrificio e poi con tutte le altre. Questo perché la religione vera è quella in cui è presente Dio. E questo si realizza nell'Eucarestia. La religione cattolica è vera per l'Eucarestia. Il creato è segno della presenza di Dio ma questo segno è disponibile a tutti. Così la preghiera e la virtù. La Parola di Dio è disponibile a tutti i cristiani. Ma è parola, non persona.La persona reale e concreta di Cristo è presente solo qui. Lì c'è Dio. E chi possiede Dio ha la vera religione. Un brigante ateo e violento che rubasse da una chiesa un ostensorio al cui interno vi fosse il Sacramento sarebbe nella vera religione (benché come peccatore) molto più di tutti gli studiosi che passano l'intera vita ad esaminare le Scritture. 
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giovedì 29 dicembre 2011

Commento a Giacomo

Giacomo 1:12 Beato l'uomo che sopporta la tentazione, perché una volta superata la prova riceverà la corona della vita che il Signore ha promesso a quelli che lo amano.
Le beatitudini sono il fine della speranza e si ottengono attraverso la pratica delle virtù. Questa proviene dalla sopportazione (paziente) del male e porta come premio una felicità interiore profonda. È la felicità di avere compiuto tutto il proprio dovere. La purificazione della fede riguarda l'anima del credente, l'azione della speranza la realtà esterna. Purificata dal male l'anima si riempie di bene attraverso il perseguimento di azioni nel mondo reale. L'anima riprende la sua vita dopo un periodo di morte nella fede dove le normali attività erano sospese per essere purificate. La vita nuova che l'anima comincia è la vita di fede nella speranza. Raggiunta la meta della speranza l'anima ha quindi raggiunto la meta della sua vita, che l'Apostolo chiama “corona della vita”. Essa è il punto più alto della vita di un uomo ed è la promessa che la speranza desidera. Essa viene data a coloro che amano il Signore perché coloro che lo amano sono coloro che mettono in pratica i suoi comandamenti. Questi devono essere messi in pratica non a parole ma con i fatti. “Corona della vita” indica anche la vita come premio degli sforzi nella fase della speranza, essendo la vita obiettivo della speranza come l'ascesi lo era nella fede.
Giacomo 1:13 Nessuno, quando è tentato, dica: «Sono tentato da Dio»; perché Dio non può essere tentato dal male e non tenta nessuno al male.
La tentazione è un'inclinazione al male. L'uomo debole nella prova cede al credere che Dio sia l'origine del male che sopporta. Ma Dio è purezza e nessuno può farlo peccare, quindi è impossibile che a sua volta inclini qualcuno d'altro al male. Inoltre Dio è sommo bene e non ama far peccare nessuno. Si rivela qui che chi pecca nella tappa della speranza tende a ritornare in quella della fede: chi non sopporta lo sforzo della tentazione ritorna a commettere l'errore di credere che Dio possa essere malvagio. Quindi chi ha raggiunto questa fase può retrocedere fino alla fase precedente, ma il recupero dello stato della speranza può comunque essere tanto rapido quanto la sua perdita.
Giacomo 1:14 Ciascuno piuttosto è tentato dalla propria concupiscenza che lo attrae e lo seduce;
Giacomo 1:15 poi la concupiscenza concepisce e genera il peccato, e il peccato, quand'è consumato, produce la morte.
Invero la brama di beni terreni attira l'intelletto su di sé, poi dà all'intelletto la disposizione adatta a produrre l'idea peccaminosa e quando questa è pronta e trasformata in azione: a questo punto la grazia è morta nell'anima del credente. È il processo contrario a quello che si ha nella pratica della virtù, dove la fede fa acquisire la verità e questa muove all'azione virtuosa.
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lunedì 26 dicembre 2011

Mt 10,17-22: Santo Stefano

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:
«Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani.
 Ma, quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell'ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi.
Il fratello farà morire il fratello e il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato».


L'imitazione di Gesù è l'imitazione dell'archetipo, del modello primo che realizza la vocazione di ogni uomo. Dopo Cristo ogni uomo deve agire come lui ed ancora prima essere come lui, inserirsi in una storia precisa, essere qui e ora in un'altra storia, quella di Cristo. Il cristiano è tolto dalla storia del mondo e inserito in quella di Cristo fino a farsi uguale a lui. Tutti i contrasti nascono dal fatto che ora il cristiano è un corpo estraneo alla storia, la quale tenta di espellerlo o perlomeno di isolarlo. L'imitazione di Cristo avviene gradualmente prima nella fede, poi nella speranza e infine nella carità. Ma per uscire dalla storia del mondo è necessario un salto qualitativo, non si può entrare nella storia di Cristo da soli ma è necessaria una porta (aperta da Dio) che permetta il passaggio da una storia ad un'altra. Questa è il battesimo. Il sacramento del battesimo è il rito che permette di inserirsi in una storia divina. Esso è voluto da Dio per far entrare gli uomini in Cristo e coincide con la morte dell'esistenza mondana di chi è battezzato. Nel battesimo l'uomo vecchio muore e nasce l'uomo cristiano, con regole proprie ed istituite da Cristo. Imprime all'uomo il carattere di Cristo, il carattere della passione di Cristo. Quindi è irreversibile come lo sono gli effetti della passione. Con il battesimo inizia la fase della fede, la fase in cui avviene la purificazione dai peccati attraverso la conoscenza di Dio. Così come l'uomo battezzato è perseguitato ed espulso dal mondo come un corpo estraneo, così con il battesimo tutto ciò che appartiene al mondo viene perseguitato ed espulso a sua volta. è una battaglia senza esclusione di colpi e soprattutto alla pari, nel senso che i due schieramenti hanno il diritto di combattersi e di vincere l'uno sull'altro. In questo sta l'onestà di Dio, nel non rinunciare alla lealtà della battaglia nello scontro con il peccato.
 Il peccato non ha posto in Cristo, deve essere sterminato.
Il martirio di Stefano si situa nella fase della carità. Dopo aver creduto e predicato, rende la sua testimonianza contro i giudei fino al dono della sua vita. Testimonianza è martirio. Cristo a chi resiste fino alla fine promette l'assistenza dello Spirito Santo. Questi è presente accanto a Stefano e gli ottiene la vittoria sui nemici.
"Questi è colui che è venuto con acqua e sangue, Gesù Cristo; non con acqua soltanto, ma con l'acqua e con il sangue. Ed è lo Spirito che rende testimonianza, perché lo Spirito è la verità. Poiché tre sono quelli che rendono testimonianza: lo Spirito, l'acqua e il sangue, e questi tre sono concordi."
L'acqua rappresenta la purificazione della fede, il sangue la vita della speranza e lo Spirito è il dono di Dio, la carità. La fede, la speranza e la carità si accumulano nel cuore del fedele e vengono liberati nell'ora del martirio a beneficio di tutti i credenti. Ciascuna virtù è una testimonianza perché per ciascuna sono necessari sforzi terribili e torture per ottenerle, esse sono concordi perché provengono da Dio e hanno come oggetto Dio secondo un rispetto specifico. è dunque per questo che Stefano aveva accanto a se lo Spirito: come testimonianza della carità che aveva raggiunto. La carità poi è vera se è slegata dall'affetto umano, l'affetto che lega i padri ai figli e le famiglie tra di loro, anzi tutti i legami tra gli uomini sono sciolti e vale solamente il legame d'amore verso Cristo. Ed è per questo che si vede così sovente nelle persecuzioni dei cristiani persecutori con idee ed interessi diversi unirsi in un unico schieramento contro i fedeli: perché il legame d'odio verso Gesù è il più forte di tutti ed è capace di unire uomini di ogni tipo e confessione. La "perseveranza fino alla fine" è quella del martirio, la carità viene dimostrata con il sacrificio della vita. Il sacrificio di se comincia nella fede, si perfeziona nella vita paziente e si completa nella carità. Si rinuncia alla verità del mondo per abbandonarsi alla fede, si rinuncia all'uso del mondo agendo sempre in favore del prossimo e di Dio e si rinuncia a tutto, anche al proprio corpo, nella carità. 
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venerdì 23 dicembre 2011

Lc 1,57-66: Benediceva Iddio

Dal Vangelo secondo Luca

In quei giorni, per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei.
Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccarìa. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome».
 Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All'istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio.
Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui.



Lo scisma tra Chiesa Cattolica e Chiesa Ortodossa deriva principalmente da due dottrine. 
Il primo riguarda il rapporto tra Figlio e Spirito Santo. Secondo i cattolici lo Spirito procede anche dal Figlio, per gli ortodossi no. Questi ritengono che la processione dello Spirito dal Figlio voglia dire che il Figlio causa lo Spirito quando la dottrina afferma che è il Padre che causa sia il Figlio che lo Spirito. Ma procedere non vuol dire causare, è più astratto (è quindi universale) e indica solamente movimento, a prescindere da ogni produzione. Si può muovere o essere mossi senza produrre o essere prodotti. I cattolici si innalzarono dal concetto di causa a quello di processione come guadagno metafisico, senza contare che causa per gli ortodossi sembra identificarsi con la causa efficiente.
Il secondo è il primato petrino. O meglio la sua attuazione. Gli uni hanno un solo Papa, gli altri un Patriarca per ogni nazione. Ma se il Papa cattolico è più dei Patriarchi allora è necessario che la sua vocazione sia legittima. Quando apparvero i primi monaci nessuno sapeva se la loro missione e i loro metodi provenivano da Dio o dal demonio. La santità dei primi monaci convisse tutti che quella vocazione era santa e proveniva da Dio. Allo stesso modo per sapere se la vocazione papale è legittima è necessario sapere se è possibile la santità nello stato papale. Se un Papa raggiunge la santità vuol dire che il suo ruolo è voluto da Dio, poiché non è possibile raggiungere la perfezione in un ruolo illegittimo. Se esistono Papi santi dopo lo scisma vuol dire che la figura del Papa è voluta da Dio e da esso protetta.
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Commento a Giacomo

Giacomo 1:5 Se qualcuno di voi manca di sapienza, la domandi a Dio, che dona a tutti generosamente e senza rinfacciare, e gli sarà data.
La sapienza è necessaria per raggiungere la speranza. Dalla sapienza nasce il diritto e dal diritto la legge. Il patire a causa della legge genera la pazienza di cui parla l'Apostolo. L'uomo che ricerca la speranza è a contatto con le realtà del mondo che sono sempre misurate e acquistate con molta fatica. Dio al contrario dona generosamente e con larga misura.  “Senza rinfacciare” invece fa riferimento alla sapienza che l'uomo dovrebbe già possedere dai tempi della fede. Se qualcuno però non ne ha abbastanza o la perduta Dio la infonde ancora gratuitamente.
Giacomo 1:6 La domandi però con fede, senza esitare, perché chi esita somiglia all'onda del mare mossa e agitata dal vento;
Giacomo 1:7 e non pensi di ricevere qualcosa dal Signore
Giacomo 1:8 un uomo che ha l'animo oscillante e instabile in tutte le sue azioni.
La sapienza si acquista nel primo dei tre periodi, quello in cui deve essere coltivata soprattutto la fede e nel quale avviene la prima purificazione. La richiesta della sapienza va accompagnata quindi dalla virtù che la presuppone. La sapienza si colloca nel contesto dell'azione che è quello proprio della speranza poiché essa ora ha a che fare con l'ottenimento di beni esterni al soggetto. Non si spera in sé o in Dio, si spera in un evento, che consiste in un ottenimento di un bene .
Dunque la speranza mira ad ottenere un bene da Dio e per ottenerlo è necessario riconoscere che solo lui può donarlo e che lo farà sicuramente.
Giacomo 1:9 Il fratello di umili condizioni si rallegri della sua elevazione
Giacomo 1:10 e il ricco della sua umiliazione, perché passerà come fiore d'erba.
Giacomo 1:11 Si leva il sole col suo ardore e fa seccare l'erba e il suo fiore cade, e la bellezza del suo aspetto svanisce. Così anche il ricco appassirà nelle sue imprese.
Qui l'Apostolo passa a trattare del pericolo maggiore nella fase della speranza: le ricchezze. Sono il pericolo maggiore perché la speranza è speranza dei beni eterni e non di quelli passeggeri. Ciò vuol dire che i poveri che non hanno beni terreni sono elevati nella loro condizione perché scelta da Cristo stesso, al contrario dei ricchi le cui ricchezze davanti all'eternità durano quanto un filo d'erba.  Il sole è Cristo che secca coloro che pongono il fine delle loro azioni nei beni materiali.


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